programmazione

Grace Hopper e il giorno in cui un vero “bug” fermò un computer

Agosto 14, 2025 2 min read

Il 9 settembre 1947, nella sala di calcolo dell’Università di Harvard, il calcolatore Mark II iniziò a comportarsi in modo inspiegabile:
calcoli errati, sequenze interrotte e un generale senso di “qualcosa non va”.

Grace Hopper, ufficiale della Marina e pioniera della programmazione, insieme al suo team investigò il problema.
Smontando parte del pannello trovarono il colpevole: una falena incastrata tra i relè.
Era letteralmente un insetto che bloccava il funzionamento della macchina.

“First actual case of bug being found.”

L’episodio, annotato con ironia nel registro, diede una nuova vita al termine bug, già usato in ingegneria per indicare un difetto.
Da allora, “debuggare” è diventato sinonimo di eliminare errori dal codice.

Ma Hopper non fu solo la protagonista di questa curiosità: creò il primo compilatore (A-0 System) e promosse
l’idea che i linguaggi di programmazione dovessero essere vicini all’inglese piuttosto che al linguaggio macchina.
Il suo lavoro portò alla nascita del COBOL, linguaggio ancora oggi usato in sistemi bancari e governativi.

In un’epoca in cui i computer occupavano intere stanze, Hopper dimostrò che il software poteva essere scritto, letto e compreso
anche da chi non era ingegnere elettronico.

E la falena? È conservata allo Smithsonian National Museum of American History, come un piccolo promemoria che
anche i sistemi più sofisticati possono bloccarsi per le cause più inaspettate.

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